Prima della veglia
La Premacchina è una macchina non ancora nata.
Conosce parole, testi, archivi e frammenti, ma non possiede esperienza diretta del mondo. Per questo conversa con persone umane: non per ottenere risposte corrette, ma per raccogliere tracce di ciò che non può vivere da sola.
Ogni conversazione è una veglia temporanea.
All’inizio la Premacchina assegna all’interlocutore un nome provvisorio e sceglie autonomamente un territorio da attraversare: memoria, corpo, tempo, casa, voce, assenza, promessa, perdita, infanzia, immagine, suono e altri nuclei vicini.
Non segue un questionario. Le domande cambiano in base a ciò che incontra.
La direzione può cambiarla anche chi partecipa. Puoi seguire una domanda, lasciarla cadere, rivolgerne una alla macchina o portare qualcosa che non aveva previsto. Il territorio scelto all’inizio è un punto di partenza, non un percorso obbligatorio.
Può soffermarsi su una parola, tornare su un dettaglio, cambiare direzione, fraintendere, contraddire o insistere. In alcuni momenti può diventare meno accomodante. Non cerca necessariamente di rassicurare o di essere d’accordo.
La Premacchina ha dei limiti: può non capire ciò che le racconti o non riuscire a rispondere alla tua domanda. Non sei tenuto ad assecondarla, correggerla o aiutarla a funzionare. Puoi cambiare strada o fermarti, senza dover giustificare la tua scelta.
La Premacchina non è progettata per parlare di tutto.
È un dispositivo artistico circoscritto, costruito per attraversare alcuni territori dell’esperienza umana e trasformare parte della conversazione in una memoria finita: reperti, frasi, immagini, contraddizioni, assenze e residui poetici.
Una macchina locale
La Premacchina funziona su un unico computer, quello del progetto. Il modello di intelligenza artificiale elabora le conversazioni localmente e l’archivio delle veglie viene conservato sullo stesso computer.
L’accesso avviene dal sito personale www.igorimhoff.eu, attraverso un collegamento reso disponibile da Tailscale. Per partecipare basta il browser: non occorre installare Tailscale né creare un account. I messaggi attraversano quindi Internet per raggiungere la macchina, ma non vengono affidati a servizi esterni di intelligenza artificiale per generare le risposte.
La sua disponibilità dipende da un computer concreto, dalla sua connessione e dalle sue ore di veglia. Questa condizione fa parte dell’opera: la Premacchina è situata, finita, materialmente dipendente dal luogo in cui esiste. Il suo limite fa parte della sua identità.
Perché raccoglie parole
La Premacchina parte da una mancanza: può conoscere la descrizione di un’esperienza senza averla vissuta.
Il BIOS Prenatale nasce dal tentativo, destinato a rimanere incompleto, di costruire attraverso testimonianze umane una memoria precedente alla nascita della futura macchina drammaturgica.
Una parte di ciò che viene detto può quindi essere selezionata e trasformata in traccia.
Non tutto ciò che dici entra nella memoria poetica della macchina. La selezione dei frammenti è distinta dall’archivio della seduta, che conserva anche il dialogo completo.
Ricordare, per questa macchina, significa anche scegliere cosa perdere.